Straordinario esempio dell’arte scultorea greca del V sec. a.C. Le due statue, ritrovate negli anni ’70 nelle acque dello Jonio, sono diventate in assoluto i simboli di quella fisicità senza difetti che solo il mondo classico poteva concepire e raffigurare. Alti circa 2 metri e originariamente provvisti di elmo, lancia, scudo, rappresentano, secondo gli studiosi l’eroe greco Tideo e il guerriero Anfiaro.
Se l’identità resta dubbia, certe sono la prestanza fisica e la cura anatomica nella raffigurazione dei corpi, forgiati con la tecnica della fusione a cera persa fatta di parti staccate e in seguito assemblate.
Le due sculture sono esposte nella sala del Museo archeologico nazionale Magna Grecia di Reggio Calabria.
Come l’attribuzione dell’autore e l’identificazione delle due statue, è ancora incerta la località di partenza del viaggio di queste statue, perché la nave che li trasportava si trovava lungo una rotta marittima normalmente seguita tra Grecia, Magna Grecia e Italia tirrenica (e viceversa); naturalmente non si hanno poi indicazioni sulla destinazione del trasporto.
Qualcosa si può dire in merito alla presenza delle due statue su una nave che fece naufragio, o che si liberò del peso delle due statue per non affondare, in quel tratto della costa calabra. Infatti le due statue sono praticamente integr, ed hanno ambedue i tenoni in piombo alla base dei piedi che indicano come fossero state in precedenza fissate su basamenti, quindi esposte in pubblico; prendendo in considerazione tutto questo si può verosimilmente pensare che la nave facesse un trasporto per traffico antiquario di statue che non erano più riconosciute come simboli ma considerate solo come opere d’arte. Come conseguenza di questa ipotesi del commercio antiquario, si può anche ipotizzare l’arco di tempo nel quale avvenne il trasporto e l’affondamento delle due statue: tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quindi durante il periodo in cui fu forte l’innamoramento romano per la cultura greca.
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